Antonio Tevere: un candidato umanista

06 Sep 2005 • 5 min read

riporto questa breve descrizione di un candidato per il Partito Umanista a non so quale elezione del 2000.

credo sia abbastanza interessante. a voi constatare la “differenza” con gli altri..

ciao

ANTONIO TEVERE, 40 anni, fa il macchinista ferroviario in valle di Susa. E’ il candidato per il Partito Umanista alla carica di presidente della Regione. Un partito giovane. Nato nel 1984 ma espressione del movimento umanista che nacque già nei primi anni ’70 da perseguitati sudamericani in esilio. Il Movimento Umanista è presente in 50 paesi del mondo. Ultimo nato, anzi di prossima costituzione, il Partito Umanista del Senegal, promosso anche da Antonio Tevere.

Un partito che ha scelto di rilanciare “l’Umanesimo”. Di porre al centro della politica l’uomo e i suoi diritti. Un partito che è presente a Torino fin dagli anni ’80 nell’università e che si candida alle regionali anche in Liguria, Lombardia, Umbria, Veneto, Toscana, Lazio. Alle scorse europee e provinciali ha raccolto dove si è presentato lo 0,3% con circa 15mila consensi. Un dato di partenza. Un modo per iniziare a mettere in mezzo ai grandi schieramenti anche i temi dell’uomo, della giustizia sociale, dell’opposizione al razzismo e al divario tra nord e sud del mondo. A Torino ci sono già otto sedi e presto ne aprirà anche una a Collegno, dove verrà anche redatto un periodico umanista su temi locali.

Per queste elezioni regionali, il Partito Umanista è riuscito a presentare soltanto il “listino” per la quota maggioritaria uguale in tutto il Piemonte. I militanti hanno raccolto 3500 firme che sono state al centro di un contenzioso giuridico sull’interpretazione della normativa elettorale. In un primo tempo esclusi dalle elezioni, gli umanisti sono stati subito riammessi e il numero delle firme giudicato sufficiente.

I temi delle elezioni regionali sono tutti pervasi dai grandi valori dell’uomo. Il punto di riferimento degli umanisti è la “Dichiarazione dei diritti dell’uomo” delle Nazioni unite, del 1949. Da questa sorta di costituzione umanista discendono le proposte concrete. “Tutte le proposte di legge devono essere ispirate ai diritti dell’uomo – spiega Tevere – Proponiamo che il Piemonte si doti di un assessorato dei diritti umani che sostituisca gli attuali assessorati delle pari opportunità, degli affari sociali, ecc. Questo assessorato deve tutelare le persone nei loro diritti elementari, proteggerle dalle discriminazioni”.

Altri temi umanisti riguardano sempre le condizioni della vita umana: da livellare verso l’alto. Per questo, Tevere propone una sanità al servizio dei cittadini e gratuita. Un ambiente dove siano i cittadini a decidere se vogliono vivere accanto ad un’autostrada, a campi elettromagnetici, immersi nell’inquinamento. “Per questo chiediamo che il Tav in valle di Susa non si faccia. Lì le popolazioni hanno chiaramente espresso la loro volontà: non lo vogliono. Bisogna quindi rispettarle e non fare l’alta velocità. Le alternative alle grandi esigenze dei trasporti si possono trovare nei potenziamenti aeroportuali: per esempio l’aeroporto di Caselle”.

Sull’immigrazione gli umanisti hanno le idee chiare. L’emigrazione è un diritto dei popoli, per rispondere a necessità create nei loro paesi d’origine (fame, discriminazioni). Gli immigrati non devono essere discriminati nel nostro Paese e i centri di accoglienza (definiti veri e propri lager) devono chiudere subito. I diritti delle persone sono soprattutto legati alla possibilità per tutti di potere coronare un sogno o di risolvere un problema che costa. Per questo, per porre fine anche alle discriminazioni del sistema bancario, gli umanisti propongono la banca etica regionale. Una banca che conceda prestiti a tasso zero a tutti i cittadini.

Il Partito Umanista vuole anche riportare al centro della politica la militanza delle persone. “Vogliamo proporre una legge sulla responsabilità politica. Una legge anche regionale, che verifichi, dopo sei mesi dalle elezioni, se un candidato ha rispettato le aspettative dei suoi elettori e gli impegni dichiarati in campagna elettorale. In caso contrario il consigliere dovrebbe dimettersi”. Ma il Partito Umanista che ha scelto il colore arancio (colore che si confonde con le altre ideologie ed è composto da più colori) e il “nastro di Moebius” simbolo della continuità dell’uomo, non si sovrappone agli slogan che hanno fondato liberalismo e marxismo. Non sono un po’ tutti i partiti di centro e di sinistra a richiamarsi ai valori dell’uomo? “Noi siamo una novità rispetto ai partiti nati dalle grandi ideologie dell’800 e del ‘900. Siamo gli unici che ci richiamiamo ancora fedelmente ai valori umani. Oggi la differenza tra destra e sinistra è solo una specie di collocazione geografica e a decidere sono solo le gerarchie dei partiti”.

Lo slogan elettorale è: “Il partito dei diritti umani. Un voto al futuro”. “Non ci può essere futuro senza il consenso della maggioranza degli abitanti di questo pianeta. Senza politiche che rispettino tutti gli abitanti della Terra, senza divari tra Paesi ricchi e Paesi poveri, ci sarà una ribellione generale”. Come si fa a dare a tutti la ricchezza necessaria a vivere con dignità? Con i servizi vitali? “Sembra difficile. Invece è semplice. Se si avesse il coraggio di tassare soltanto una parte delle rendite delle grandi transazioni finanziarie ci sarebbero i soldi per una sanità efficiente in tutto il mondo. Un’istruzione degna per tutti. Un ambiente migliore. Noi avremmo questo coraggio”.

Anche nelle fabbriche, gli umanisti propongono la ricetta del consenso. “Nelle aziende vogliamo che ci sia una partecipazione diretta dei lavoratori alle scelte imprenditoriali. Gli imprenditori non possono scegliere di chiudere e spostare una fabbrica dove fa più comodo e lasciare migliaia di persone a casa”. Questo è il Partito umanista. E se gli date degli utopisti, rispondono: “Tutte le società sono nate da grandi utopie. Ma oggi la vera utopia e pensare che non si debba cambiare la situazione di divario tra la vita di miliardi persone e il grande capitale che nega loro il benessere. Non si può continuare così. Prima o poi crollerà questo sistema”.

 

articolo di Massimiliano Borgia – luna nuova n. 28 martedì 11 aprile 2000