Umanesimo e Nuovo Mondo

13 Oct 2005 • 5 min read

ieri sera in riunione (ebbene sì, se vuoi cambiare il mondo è bene organizzarsi e darsi un ritmo.. almeno una riunione alla settimana) tra molte cose abbiamo letto e discusso su ciò che segue.. leggete, gente, meditate, gente, interaginte, gente…

UMANESIMO E NUOVO MONDO

ISTITUTO NAZIONALE DI BELLE ARTI, CITTA’ DEL MESSICO, MESSICO

7 LUGLIO 1991

Il tema di oggi, “Umanesimo e Nuovo Mondo”, deve essere collocato, anche se con brevi cenni, in un contesto adeguato. Quando si parla di “Umanesimo” generalmente ci si riferisce a quella corrente letteraria che ha nel Petrarca il suo iniziatore e che si sviluppa parallelamente alla grande trasformazione operata dal Rinascimento. Ma non è difficile comprovare come in altre civiltà – ed anche in quelle più vicine alla civiltà europea – una serie di temi venga affrontata a partire da un punto di vista analogo a quello degli Umanisti del Rinascimento. All’interno della cultura romana è Cicerone il rappresentante più conosciuto di questa tendenza. Dall’epoca del Rinascimento europeo, gli umanisti non solo hanno attribuito all’essere umano lo statuto di soggetto e di generatore degli eventi storici ma lo hanno collocato al centro di tutte le attività fondamentali. L’essere umano è divenuto anche il gradino più alto di un’assiologia che potremmo riassumere efficacemente con la frase: “Niente al di sopra dell’uomo e nessun uomo al di sopra di un altro”.

E’ soprattutto durante il Rinascimento, nella lotta contro l’oscurantismo intrapresa dall’Arte e dalla Scienza, che il termine “umanesimo” acquista la sua reale dimensione. Sarebbe francamente superfluo ricordare qui l’opera di Pico della Mirandola o di Giordano Bruno o, naturalmente, quella di Galileo: figure di culto per gli umanisti di oggi. Essi subirono tutti la persecuzione da parte di un sistema che mutilava la dimensione reale dell’essere umano collocando al di sopra di tutto la divinità e quindi le figure vicarie di questa: il principe, lo Stato, le leggi.

L’irrompere dell’umanesimo sconvolge questa scala di valori. L’umanesimo mette al centro della scena l’anima e il corpo dell’essere umano prendendo in prestito, il più delle volte, concezioni proprie del paganesimo greco-romano, a sua volta fortemente influenzato dalle scuole di pensiero neo-platonica e neo-pitagorica. Un formidabile dibattito si sviluppa nella vecchia Europa, la cui sfera d’influenza si estende in quello stesso periodo alle Americhe. Ma come ben sappiamo, la colonizzazione e la conquista non vengono portate avanti sulla base di quegli elementi di progresso che si stavano facendo strada nei circoli europei più avanzati ma solo con la brutalità e con l’ideologia dominante, che a quel tempo era oscurantista e fondata sulla monarchia per diritto divino. L’Inquisizione e la persecuzione del libero pensiero raggiungono le nuove terre; ma, insieme a queste, e per il momento in modo non direttamente visibile, arrivano anche le idee che faranno da detonatore alla Rivoluzione Francese ed alle guerre e rivoluzioni grazie alle quali l’America diventerà indipendente.

E’ proprio lo svilupparsi della visione umanista, antropocentrica, ad inaugurare la modernità; visione che non si esprime ormai solamente nell’arte e nella scienza ma che arriva a toccare la sfera politica dell’epoca, sfidando apertamente la monarchia ed il potere ecclesiastico. Sia che si subisca il fascino di quel periodo, che in Occidente apre la strada all’età delle rivoluzioni, sia che lo si rifiuti, andrà comunque riconosciuto il contributo tutto speciale che vi apportò l’Umanesimo.

Oggi, al tramonto delle rivoluzioni, anche quell’umanesimo, così vitale, pare tramontare, spinto via dalla forza di una tecnologia che sembra essere riuscita ad assorbire la trasformazione rivoluzionaria delle strutture economico-sociali, a spogliare il discorso politico di ogni capacità di comunicazione ed a sostituire alle idee di Fraternità e Solidarietà l’economia della competizione, le cosiddette leggi di autoregolazione del mercato e le nude e crude variabili della macroeconomia. Parallelamente viene proposta una nuova scala di valori: una scala vuota, in cui all’essere umano in quanto tale è negato il livello più alto, che spetta ora al culto del denaro. Nella mitologia contemporanea esiste ovviamente un’ideologia che giustifica questa operazione: è l’ideologia della Fine delle Ideologie e della Fine della Storia, nella quale sentiamo risuonare l’eco delle idee del pragmatismo che hanno fatto la loro comparsa verso la metà del secolo scorso.

A mio parere questo pragmatismo filosoficamente tanto elementare – sostenuto da un neo-darwinismo che zoologizza la società con la sua concezione della lotta per la sopravvivenza che premia il più adatto – sta prendendo piede non tanto per le sue eccezionali qualità intrinseche quanto per il crollo, dovuto all’azione di molteplici fattori, dei grandi sistemi di pensiero. E’ veramente un vuoto enorme quello lasciato dalla disgregazione dei sistemi di pensiero strutturati; vuoto che può essere riempito da qualsiasi cosa di qualità inferiore che sia in grado di soddisfare gli interessi di coloro che controllano i meccanismi dell’economia.[…]

Pertanto, l’umanesimo di oggi, se intende essere coerente, non può che considerarsi libertario, solidale, attivo ed impegnato nella realtà sociale: esso non può contrapporre in alcun modo l’arte alla scienza, né commettere l’errore di identificare l’arte con l’umanesimo e la scienza con la tecnologia. Deve considerare entrambi i termini inerenti al processo di evoluzione culturale dell’umanità ed aver chiaro il fatto che determinati aspetti della tecnologia altro non sono se non strumenti al servizio di quanti detengono il potere economico. […]