IL PEGGIORE DEI PECCATI?

30 Oct 2005 • 3 min read

**dato che è domenica, e magari molta gente va a messa o altro.. perchè non riportare l’articolo di un amico, che tratta proprio della relazione della Chiesa Cattolica e l’attualità?</p>

Riflessioni sulle dichiarazioni di monsignor Levada in merito ad aborto e politica</strong>

“ C’era una volta un re seduto sul sofà che chiese alla sua serva: « Raccontami una storia » e la storia incominciò: “C’era una volta un re, seduto sul sofà…..ecc..ecc…” e così la famosa storiella prosegue all’infinito senza variazioni. Allo stesso modo si protrae da anni la polemica tra laici e cattolici su molti temi etico-sociali, tra cui quello dell’aborto. Proprio perché le posizioni di entrambi sono, altrove, ampiamente argomentate non è mia intenzione riproporre qui, per l’ennesima volta, le ragioni di chi lo condanna come il peggiore degli omicidi o di chi lo ritiene un fondamentale diritto civile a cui è impensabile rinunciare. Bensì intendo avviare una riflessione prendendo spunto dall’ultimo “capitolo” di questa contrapposizione: mi riferisco alle recenti dichiarazioni di Mons. William Levada, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, secondo cui chi vota politici favorevoli all’aborto commette peccato. Si legge infatti sul documento sinodale «E´ peccato sostenere politicamente un candidato apertamente favorevole all´aborto o ad altri atti gravi contro la vita […] Causano scandalo e commettono atti di grave disonestà personale coloro che si accostano alla comunione pur negando gli insegnamenti della Chiesa o dando pubblicamente supporto a scelte immorali come l´aborto». Immediatamente parte del mondo politico e della società civile ha giustamente protestato per l’ennesima ingerenza vaticana sulla laicità dello Stato, ma il punto non è questo: se infatti i laici “fanno il proprio mestiere” denunciandone le pressioni e le interferenze, allo stesso modo la Chiesa fa il proprio tentando di tirare acqua al mulino delle sue convinzioni ; ciascuno rimane fermo sulle proprie certezze e “C’era una volta un re….” . Al contrario il motivo di riflessione è un altro : se è vero che tra le posizioni prese dalla Chiesa rientra anche la condanna delle guerre nel mondo (e su questo non dovrebbero esservi dubbi; ricordo infatti le parole infuocate del precedente Pontefice contro coloro che hanno intrapreso l’assurdo conflitto iracheno) allora perché -in un momento storico insanguinato da attentati, conflitti preventivi, bombardamenti su popolazioni civili, torture, crimini bellici ed altre feroci atrocità- nel documento sinodale in testa ai “gravi atti contro la vita” e alle “scelte immorali” viene menzionato l’aborto piuttosto che la guerra? Se è proprio necessario che il Sant’Uffizio eserciti pressioni sull’elettorato o sul mondo politico, allora perché piuttosto che concentrarle principalmente su temi quali fecondazione assistita, nozze omosessuali, pacs, aborto e divorzio non le indirizza con maggior vigore per fermare la spirale di violenza che sta stritolando il pianeta? A giudicare dalle molteplici polemiche che sempre più spesso infuriano – e dal largo spazio che esse occupano su giornali, radio e televisione – sembrerebbe che la Chiesa spenda la maggior parte delle proprie energie mobilitando i fedeli per far fallire un referendum, piuttosto che i politici per far fermare una guerra. Forse nella scala dei valori cattolici è più grave abortire piuttosto che bombardare? Perché commette peccato chi vota politici favorevoli all’aborto e non chi vota quelli che sostengono la guerra?

12.10.2005 – Lodovico Bellè – http://www.webalice.it/exaifne