domenica: come, cosa, chi votare?

07 Apr 2006 • 4 min read

questa la domanda di non pochi.

io penso che sia innanzitutto da condannare un sistema che ti permette solo due possibilità di scelta (oltre ovviamente all’astensione o all’annullamento.. quindi diciamo in totale 4 possibilità).

si fosse presentato il Partito Umanista, non avrei avuto dubbio… ma purtroppo è ancora un partito da “futuro”, le sue idee sono troppo avanti per la situazione attuale.

escludendo l’imbarazzante coalizione guidata da Berlusconi (il cui unico personaggio che considero un attimo è Fini), rimane soltanto l’Unione.

Ma anche questi, da un punto di vista sicuramente più pragmatico che ideologico, non si discostano di molto dalla direzione economico neoliberista degli altri, quindi non tracciano una gran bella immagine a futuro, considerando poi i personaggi che popolano codesta coalizione, il cui unico esponente degno di nota penso sia Bertinotti.

nel Movimento Umanista, dove per fortuna esiste la libertà di credenze in ogni ambito, ci sono due “correnti”.. una che fa buon viso ad un appoggio all’Unione, e l’altra che mantiene coerentemente la propria linea non dimenticandosi il passato.

condivido quindi appieno la posizione del Partito Umanista, che qui riporto.. in pratica: o votare contro Berlusconi e annullare il voto. l’importante è comunque andare a votare.

Posizione del Partito Umanista alle Elezioni politiche del 9 e 10 aprile

Lo scenario politico italiano mostra i segni della grande crisi che anche il resto del pianeta conosce dall’inizio di questo millennio. Ciò che accade in Italia non è molto diverso da quello che succede nel resto del mondo: una combinazione di ultra-liberismo economico, autoritarismo, fondamentalismi religiosi, istigazione allo scontro tra culture, manipolazione dell’informazione.

Gli spazi di partecipazione democratica si restringono e la competizione elettorale si riduce a una scelta forzata tra due schieramenti che, con sfumature diverse, sostengono lo stesso modello sociale ed economico neoliberista.

Il governo Berlusconi è stato un incubo: ha approvato leggi a esclusiva difesa e beneficio del Presidente del Consiglio e dei suoi amici; ci ha trascinato in guerra (prima in Afghanistan e poi in Iraq) contro la volontà della maggioranza della popolazione e ha sferrato ignobili attacchi all’Islam, esponendoci tutti al rischio di una ritorsione terroristica; ha approvato una legge repressiva e razzista come la Bossi-Fini, una riforma della scuola discriminatoria come quella Moratti e con la legge 30 ha istituzionalizzato il lavoro precario. Con la scusa della lotta al terrorismo ha varato leggi speciali che limitano le libertà fondamentali e infine ha stravolto la Costituzione in senso fortemente autoritario. Se fosse rieletto, avendo il controllo di tutte le tv nazionali, Berlusconi potrebbe superare lo scoglio del referendum costituzionale e a quel punto si ritroverebbe con uno smisurato potere economico, mediatico e politico. Il rischio è quello dell’instaurazione di un nuovo fascismo in Italia.

D’altra parte i precedenti governi di centrosinistra hanno grandi responsabilità: non hanno fatto la legge sul conflitto di interessi, hanno sostenuto la guerra della Nato in Kossovo, con la legge Turco-Napolitano hanno fornito la base all’attuale legge sull’immigrazione e hanno dato il via alla precarizzazione del lavoro, alle privatizzazioni e allo smantellamento dello stato sociale.

È probabile che la componente di sinistra dell’Unione aspiri sinceramente a un cambiamento, ma la coalizione di cui fa parte non le permetterà di realizzarlo, perché non mette in discussione il modello liberista e, pertanto, non costituisce una vera alternativa alla destra.

Di fronte a questa situazione, molti, convinti che un eventuale governo Prodi non cambierà la direzione neoliberista, potrebbero scoraggiarsi per la mancanza di una vera opzione di sinistra e non andare a votare.

Noi riteniamo che la rinuncia ad esercitare questo diritto sia grave e pericolosa e invitiamo tutti ad andare a votare il 9 e 10 aprile.

Ovviamente una volta nel seggio si aprono 2 possibilità: chi non volesse cedere al ricatto del “tutti uniti per battere la destra” potrà annullare il suo voto, ma resta anche la possibilità di votare contro Berlusconi e questo ci sembra una scelta altrettanto valida.

Resta, in ogni caso, l’urgente necessità di costruire una nuova forza progressista ampia e multiforme, che riscatti la migliore storia della sinistra italiana e sappia lanciare un nuovo progetto, riunendo tutti i fattori progressisti oggi frammentati. Una forza che sia genuinamente rivoluzionaria e nonviolenta, che difenda le minoranze, che promuova i diritti umani, che costruisca un modello economico e una società veramente e profondamente umane e che non sia disposta a cedere a nessun compromesso che la possa snaturare.