Lettera a Rosy Bindi

24 May 2006 • 4 min read

(lettere inviatami dall’amica Daniela Tuscano)

rosy_bindi.jpegOnorevole Bindi,

sono un’insegnante milanese di 41 anni e Le scrivo in merito all’intervista da Lei rilasciata ad Aldo Cazzullo del “Corsera”.

Ho letto pure la Sua parziale rettifica e La ringrazio.

Ho sempre stimato la serietà, la sensibilità e il grande rigore da Lei dimostrato in politica. Una politica, la Sua, sempre attenta ai valori dell’uomo e al tempo stesso sinceramente rispettosa del Magistero della Chiesa.

Anch’io, come Lei, sono cattolica praticante, anche se non provengo dalle fila della Democrazia cristiana ma ho sempre votato a sinistra. Ma questo non è importante. Conosco piuttosto da vicino la visione antropologica non solo della Chiesa (ché sarebbe ovvio) ma anche il sostrato culturale che sottende molte Sue scelte. So bene che nella formazione di un giovane cattolico non c’è spazio per i gay.

Da circa una ventina d’anni, per svariate ragioni, mi sono ritrovata ad operare con realtà di questo tipo, in particolare i gay credenti di Padova […]. Lo faccio perché mi sembra giusto informare dell’esistenza di questi gruppi, molto spesso assai diversi dall’immagine degli omosessuali veicolata dai grandi media.

So che Lei ha amici omosessuali e, negli anni, ho apprezzato la Sua svolta, da una totale chiusura (“sui gay non si tratta”) a posizioni più attente alla realtà vissuta e concreta delle persone.

Ho quindi salutato con simpatia il Suo insediamento al Ministero della Famiglia (pur senza portafoglio, ahimè) e ho trovato strumentale e ingeneroso l’attacco preventivo mossole da Aurelio Mancuso, da cui mi dissocio totalmente, così come dagli attacchi beceri della destra, irrispettosi anche della sua dignità di donna.

Come educatrice mi piacerebbe si potesse operare un piano d’educazione nelle scuole che contempli anche questo tema, molto più diffuso di quanto non si creda. Le assicuro che nella percezione comune c’è ancora molta ignoranza e molto razzismo.

Anche la famiglia, che Lei intende potenziare, dovrebbe esserne coivolta. Non si ricorda mai abbastanza che i gay nascono e vivono nelle famiglie. Comprendo la Sua intenzione di distinguere tra famiglia, diciamo così, tradizionale e nuove forme aggregative. Tuttavia non si possono discriminare queste ultime, come non esistessero. Onorevole Bindi, Lei non ha bisogno dei miei consigli ma io sfacciatamente glieli do lo stesso: sa meglio di me che da parte del Vaticano non ci sarà alcuna approvazione delle Sue parole, a parte Pompedda che però fa un distinguo inaccettabile: dagli aiuti si escludano i gay. Come se si trattasse di reietti, di cittadini non a pieno titolo. Del resto è comprensibile, se si tien conto dei documenti ufficiali (1986 e 1992) dell’allora card. Ratzinger: nel secondo, egli chiedeva addirittura che ai gay fossero tolti alcuni diritti civili fondamentali, come la casa e il lavoro, allo stesso modo (sono parole sue) di pazzi o malati “contagiosi”.

Mi rendo quindi conto che il Suo margine d’azione è molto ristretto: la Chiesa cattolica ha individuato un nuovo nemico, e quel nemico non è né lo sfruttamento né la fame né il consumismo né la disoccupazione, ma gli omosessuali. Io comprendo il Suo rispetto della gerarchia, onorevole, ma non li assecondi, non ci caschi. Forse, per un cattolico, i Pacs sono inaccettabili (anche se sono convinta che prima o poi ci si arriverà), però io Le suggerirei umilmente di ascoltare anche la voce dei gay credenti, di citare anch’essi quando si tratta del tema p. es. dei figli o della famiglia in generale, di non farli sentire né esclusi né soli. Quanto alle unioni, giustamente si deve rispettare chi ha operato una scelta – coatta o meno – diversa dal matrimonio, senza per questo svalorizzare quest’ultimo.

Come vede, non ho indicazioni programmatiche da fornirLe, ma solo idee tratte da esperienze. Le chiedo semplicemente di non arretrare, invoco per Lei il discernimento necessario per muoversi tra i delicatissimi solchi di una società smarrita ma anche in cerca di valori, quei valori di cui anche i gay, o almeno certi gay, sono portatori, e che vorrebbero magari solo essere ascoltati.

Con immutata stima, Daniela Tuscano