Gli Umanisti:

12 Dec 2006 • 3 min read

sono molto felice di tutto, ma anche un po’ stanco di sentire e vedere nichilismo, rassegnazione, sconnessione,  incoerenza, superficialità, violenza e superbia.

Per questo non ho timore a invitare a meditare e a connettersi con gli Umanisti di questo secolo, che apertamente:

  1. Mettono l’essere umano come valore centrale e proclamano: “Niente al di sopra dell’essere umano e nessun essere umano al di sotto di un altro”.
  2. Non si ispirano a teorie fantasiose su Dio, o sulla Natura, la Società, la Storia. Inoltre, pensano che il denaro non è tutto.
  3. Sono ottimisti e pensano all’avvenire.
  4. Per quanto riguarda il futuro, non sono né ingenui, né catastrofici. Tantomeno conservatori.
  5. Credono nella libertà e nel senso della vita.
  6. Non credono che tutto sia predeterminato né che la vita sia assurda.
  7. Lottano per superare la crisi generale e lo fanno in diversi fronti, ad es. lavorativo, abitativo, sindacale, politico e culturale.
  8. Non credono che bisogna rassegnarsi davanti allo stato delle cose.
  9. Agiscono in solidarietà con le minoranze, i discriminati, gli oppressi e i bisognosi.
  10. Rifiutano il distacco e l’indifferenza crescente verso gli altri.
  11. Sono internazionalisti e aspirano ad una nazione umana universale.
  12. Ripudiano la chiusura e il nazionalismo a oltranza.
  13. Hanno una visione globale del mondo, ma portano avanti la loro azione per la trasformazione negli ambiti quotidiani. Collegano la loro vita personale con quella sociale e in ciò risiede la loro coerenza.
  14. Non propongono false antinomie tra vita personale e impegno sociale.
  15. Desiderano un mondo multiforme nelle etnie, nelle lingue, nei costumi; nei luoghi, nelle regioni; nelle idee, nelle aspirazioni; nelle credenze, nell’ateismo, nella religiosità; nel lavoro; nella creatività.
  16. Non desiderano un mondo uniforme dove la diversità risulti discriminata.
  17. Promuovono delle trasformazioni radicali delle strutture che danno origine ai problemi sociali.
  18. Non sottolineano gli aspetti secondari della situazione attuale, occultando di conseguenza le questioni di fondo.
  19. Propongono la trasformazione di fondo dell’assurdo rapporto tra i fattori della produzione, cioé capitale e lavoro. Inoltre, la compartecipazione di questi nella gestione e nella direzione dell’azienda.
  20. Denunciano la speculazione immorale del capitale finanziario internazionale.
  21. Agiscono in accordo con ciò che ritengono più giusto e favoriscono le trasformazioni che credono possibili e adatte all’epoca.
  22. Non vogliono padroni, dirigenti né capi, e non si sentono rappresentanti o capi di alcuno.
  23. Propongono una organizzazione politica e amministrativa decentralizzata e federativa.
  24. Non vogliono uno Stato centralizzato né uno Stato parallelo che lo rimpiazzi.
  25. Aspirano a una democrazia reale tramite consultazioni dirette, referendum, elezioni dirette, piena capacità di eleggere e di essere eletti, leggi sulla responsabilità politica, ecc.
  26. Rifiutano la democrazia formale in cui i vertici, separati dalle necessità dei cittadini, agiscono secondo interessi estranei al mandato ricevuto.
  27. Appoggiano le minoranze chiedendo la garanzia di una rappresentatività adeguata, e l’adozione di tutte le misure che ne favoriscano nella pratica l’inserimento e lo sviluppo.
  28. Lottano contro il neoirrazionalismo (razzismi, fondamentalismi, fanatismi, neofascismi e la xenofobia).
  29. Immaginano una società flessibile ed in costante cambiamento in accordo con le necessità dinamiche dei popoli.
  30. Considerano che il rifiuto a cambiare e il ritorno al passato costituiscono atteggiamenti antistorici.
  31. Davanti alla violenza, non sono codardi e non hanno paura di affrontarla, utilizzando la non-violenza attiva come metodologia di azione.
  32. Gli ripugna qualsiasi forma di discriminazione e di violenza fisica, economica, razziale, religiosa, sessuale, ideologica.
  33. Definiscono chiaramente l’Umanesimo cosciente nella teoria e nella prassi, sottolineando le differenze con l’Umanitarismo.