Giovedì 3: cineforum con "Cocaina"

01 Apr 2008 • 3 min read

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ogni giorno a Milano si consumano circa 120.000 dosi di cocaina, molte di più nel weekend.

a Firenze si consuma più cocaina che non a Londra.

è un fenomeno che esiste (nonostante alcuni esponenti politici vorrebbero che non se ne parli) e che ci preoccupa molto.

per questo proponiamo questo attualissimo documentario ambientato nelle nostre città.

un film “dal vivo”, girato in modo semplice, che racconta chi la usa, chi la vende, chi la combatte.

rimarrai sorpreso.

ti invito a venire a vederlo e se vorrai anche a discuterne.

perché gli umanisti sono contro ogni tipo di droga?

Perchè così come un dolore fisico è un segnale che il corpo ci dà su un suo problema, così la sofferenza è un segnale che la coscienza ci dà su qualcosa che non funziona nella propria vita.

E non è staccando un segnale di allarme che si risolve un problema… tutt’altro!

Ogni tipo di droga (qui si parla di cocaina, ma sono droghe anche gli psicofarmaci, l’alcoolismo, l’apatia…) non sono che anestetici della coscienza.

Pensiamo che l’assumere droghe non sia quindi un problema “morale”, o di sicurezza sociale, oppure economico, quanto una questione di lucidità mentale: esse non fanno altro che allontanarci dalla percezione della sofferenza. E non è così, ma neanche proibendole o condannandole,che si risolvono i problemi profondi.

eccolo poi un video di 2 minuti:

ci vediamo giovedì allo Spazio Fannullone, Monza

SCHEDA DEL FILM:

Cocaina

Una produzione H24 FILM

Un film in presa diretta di Roberto Burchielli e Mauro Parissone

Regia di Roberto Burchielli

Fino a qualche anno fa era la droga dei ricchi. Dei vip, del mondo della moda. Ora è la droga di tutti, è la droga ufficiale del paese. Anzi la droga del sistema-paese, di quell’Italia efficiente e concreta che produce e muove l’economia.

“Cocaina” si occupa dell’allarme sociale cocaina, della montagna di droga che invade ogni giorno il nostro paese E lo fa scrivendo le storie al contrario, demolendo quindi i luoghi comuni che circondano – e funestano – sempre questo genere di argomenti.

Il racconto parte dal nord, da Milano, si snoda nelle vie e nelle piazze del capoluogo lombardo per arrivare a Brescia. Terminando la corsa nei paesini del bresciano, i paesini dei lavoratori cottimisti, ossia Chiari, Castelcovati, Castrezzato. Seguendo la lunga e sottile linea di cocaina che collega chi sniffa per noia in città e chi per lavorare di più in provincia.

Il dato che emerge è inquietante: una vera e propria invasione della polvere bianca. Tutti, nessuno escluso, la usano. Il garzone del bar lo fa perché così riesce a fare fino a quattro ore di straordinario; il muratore lo fa perché riesce a fare due turni di cantiere in un giorno solo. La commessa del grande centro commerciale lo fa perché così riesce a lavorare alle casse il sabato e la domenica e porta a casa quel qualcosa in più che serve sempre a fine mese.

Lo fanno per tirare avanti, ma in realtà per essere anche un tantino più felici. Per andare al lavoro ogni mattina e sentirsi vivi, per darsi una ricarica a metà giornata, per non essere troppo soli nel vuoto pneumatico delle loro notti.

La cocaina è la sostanza con cui ci sia allinea alla velocità, alla fretta. E’ la droga con cui si può lavorare di più, rendere di più, guadagnare di più. Assumendola non si cerca di allontanarsi o fuggire da questo mondo. Al contrario, si sniffa per raggiungerne il centro e rimanerci.