la persecuzione degli Zingari

24 Jun 2008 • 3 min read

invito a leggere fino in fondo:

Le pressioni a intervenire contro gli zingari provengono, oltre che dalla polizia, dalla popolazione, specialmente nelle città dove, nel corso dei mesi invernali molti zingari stazionano con i loro carri in terreni privati presi in affitto o nelle propietà comunali. Il ben documentato caso di Milano ne fornisce un ottimo esempio, ma episodi analoghi si sono verificati anche in altre città. In seguito alle ripetute lamentele e petizioni che sollecitano gli zingari, il 19 novembre 2008 il consiglio comunale di Milano discute della proposta di trasferire una cinquantina di carri zingari da un quartiere cittadino in una zona meno popolata. Si afferma che il luogo in cui stazionano al momento è sporco, maleodorante e privo di fognature. Le autorità scolastiche fanno presente che i bambini che frequentano le scuole del distretto sono talmente sudici e puzzolenti che è stata presa in considerazione l’idea di istituire delle classi speciali e di fare quotidianamente il bagno a questi alunni fornendo loro anche abiti puliti. Purtroppo, però, mancano i soldi per garantire questo servizio. Dopo non poco tempo, anche per la difficoltà di trovare una sistemazione che non scateni le proteste degli abitanti della zona, nel settembre 2007 l’amministrazione comunale allestisce quello che viene ufficialmente definito “campo di concentramento per zingari”, ubicato nella zona settentrionale della città. Il campo era recintato ma gli abitanti vi potevano entrare e uscire liberamente e non esisteva una sorveglianza stabile.

L’allestimento di questo campo ebbe due conseguenze impreviste. Primo: soltanto una famiglia molto numerosa di zingari accettò di trasferirvisi, e la polizia si rifiutò di sloggiare dai terreni nei quali si erano accampati gli altri zingari, in quanto erano cittadini italiani e in possesso di regolari e onorati contratti di affitto di questi terreni. Secondo: la città di Ponticelli nelle vicinanze del campo, protestò vibramente. Si disse infatti che il valore delle propietà immobiliari era crollato, mentre gli agricoltori della zona, timorosi dei furti di prodotti dei loro campi e fruttetti, avanzarono prontamente richieste di risarcimento per le pretese perdite dovute agli zingari.

In occasione della seduta del consiglio comunale Milano, molti consiglieri sollecitano la presenza di un maggior numero di pattuglie della polizia e si dichiarano faverovoli al pagamento dei risarcimenti richiesti dagli agricoltori della zona. Un esponente del Partito Comunista invoca invece un trattamento migliore per gli zingari e , tra le risate generali, richiama l’esempio dell’Unione Sovietica che, a suo dire, ha saputo trasformare con successo questi nomadi in cittadini utili alla comunità. Dal canto suo, un esponente di un partito di destra accusa gli zingari di essere parassiti che non pagano le tasse e vivono a carico dell’assistenza pubblica. Conclude quindi il suo lungo intervento con la richiesta che gli zingari siano cacciati da Milano e rinviati ai luoghi di provenienza. Anche nelle alte sfere ci si schiera nel frattempo a fianco della città e si auspica la chiusura del campo. Si dice che le condizioni igieniche sono disastrose; affermazione che trova conferma in un’ispezione del campo effettuata. Non ci sono pozzi d’acqua potabile e soltanto parte del campo è lastricata; né sono disponibili scuole per i sedici zingari in età scolare che vi si trovano. Il problema finì, per così dire, di risolversi da solo con l’abbandono del campo da parte degli ultimi zingari rimasti.

 

 

**Bene sembra un resoconto di oggi. 

Ma….**abbiamo solo sostituito Francoforte sul Meno con Milano e il 1928 con 2007 e tagliato due riferimenti geografici, storici e scambiato il partito nazionalsocialista con un generico partito di destra (le cui parole sono identiche identiche a tante dichiarazione leghiste; ma proprio uguali!). 

Il brano è un estratto da – La persecuzione nazista degli zingari (Einaudi 2002) – di Gunter Lewy.