Bolivia: Tragicommedia degli Stati Uniti (EE.UU.)

17 Sep 2008 • 7 min read

[non sto troppo a dettagliare quanto stiamo facendo in appoggio alla Bolivia e a quanto drammaticamente sta crescendo la tensione internazionale e l’imminenza della grande crisi. ecco qui un semplice resoconto degli ultimi avvenimenti boliviani..]
redatto da Luis Amman
In tre atti ed un epilogo
Molti amici ci hanno domandato quanto c’è di vero nel piano che ha giocato l’Ambasciatore degli Stati Uniti di nord America nel colpo di stato “civico” organizzato e che si sta sviluppando, con i Prefetti in Bolivia. 
Abbiamo consultato diverse fonti e trascriviamo una raccolta di fatti che provengono da deputati del Movimiento Al Socialismo (MAS). Ci arrivano da una via confidenziale: Grazie Guille! Ve l’offriamo in tre parti.
Atto Primo
“1) 13 di ottobre 2008: gli Stati Uniti inviano in Bolivia, come ambasciatore, Philip Goldeberg, un esperto a lanciare conflitti separatisti. Tra il 1994 e il 1996 è stato il capo dell’ufficio del Dipartimento di Stato per la Bosnia (durante la guerra separatista dei Balcani). Dopo, tra il 2004 e il 2006, Goldeberg torna a capo di missioni in Pristina (Kosovo), e lì consolida la separazione e indipendenza di questa regione e lasciando migliaia di morti”.
“2) Philip Goldberg è venuto in Bolivia con la missione di destabilizzare il governo di Evo Morales, incentivando il separatismo delle regioni orientali. In Bolivia, dopo dello storico trionfo del 18 dicembre 2005, i partiti tradizionali e l’elite furono completamente colpiti. Goldeberg si incarica di riorganizzare e di segnalargli un cammino cospiratorio per distruggere Evo Morales.”
“3) Goldeberg organizza un grande coordinamento con industriali di oriente, con leaders dei mezzi di comunicazione e politici residui di Podemos per lanciare un grande piano di disinformazione rispetto alla gestione di Evo Morales, tutto questo all’interno di una intensificazione delle lotte regionali contro lo Stato Boliviano:
a) si doveva mostrare che il narcotraffico stava crescendo in Bolivia;
b) come secondo passo, i mass media dovevano mostrare che Evo stava governando male, che la inflazione, la corruzione e il mal governo crescevano;
c) in oltre i media dovevano rincarare la responsabilità della violenza sul governo di Evo Morales. Si inizia a imporre il concetto che Evo divide la Bolivia”.
“Consolidati questi passi, Goldberg si riunisce la prima settimana di maggio, con Jorge Quiroga concordando che il Senato approvi il Referendum Revocatorio. La sua convinzione era che Evo Morales non raggiugesse il superamento del 50% dei voti, e una volta delegittimato alle urne, l’opposizione e i prefetti di oriente avrebbero richiesto la Rinuncia del Presidente per illegittimità , per mal governo e per dividere la Bolivia.”
“Senza dubbio, i prefetti che non erano stati consultati si oppongono a questo piano”.
“il 23 di giugno: il Consiglio si è riunito a Tarija e elaborarono una dichiarazione scritta per rifiutare il Referendum Revocatorio (La Razon, 24 di giugno).”
“il 17 di giugno: Philip Goldberg viaggia negli Stati Uniti (La Razon e La Prensa 17 di giugno), inventando una supposta crisi diplomatica, in quell’occasione coordina un piano con una agenzia pubblicitaria, con Goni e Sanchez Berzan per sviluppare una guerra sudicia e fare che Evo perda il referendum.”
“il 2 luglio: Goldberg ritorna a la Paz (La Prenza 3 e 4 giugno) e si riunisce con ognuno dei prefetti, per convincerlo ad accettare di andare al referendum.”
“5 luglio: I Prefetti dell’opposizione accettando di andare al Referendum (La Razon, 5 luglio). A questo piano partecipano anche i leader delle grandi catene di comunicazione; per il 49% (La Prensa, 21 luglio). Il tentativo di rovesciare il governo con il voto era in marcia.”
“A questo si unì una intensa guerra sudicia che Goldberg armò con agenzie pubblicitarie degli Stati Uniti. In Bolivia fu contrattata una agenzia publicitaria di La Paz per elaborare i primi spots negativi contro Evo Morales”.
“Però rendendosi conto che i testi e il denaro venivano dagli Stati Uniti, questa agenzia rinunciò a continuare a produrre la Guerra Sudicia. Come parte attiva della stessa si denunciano supposte azioni fraudolente e da parte delle regioni orientali, si chiama un digiuno massivo per offuscare le elezioni.”
Atto secondo: il piano “B”
il piano descritto nelle note precedenti per togliere Evo dal governo è stato impedito dal risultato insolito (per loro) del Referendum Revocatorio.
“Evo si legittima con il 67% e a Goldberg non gli resta che mettere in moto un piano B, un piano di scioperi, blocchi e azioni violente che possano sboccare in due strade:
“I) il conflitto che si generalizzi e coprendo l’oriente e in parte l’occidente, la gente si stancherebbe, le forse d’ordine agirebbero e ci sarebbero morti. Quindi Evo sarebbe costretto a richiamare alle elezioni o a lasciare il governo dopo molti morti. L’insistente provocazione alla polizia e la FFAA perché agiscano e si lancino contro gli unionisti si concretizza in questo piano.”
“II) Se non si desse questa prima situazione, una volta sfrattata la polizia e lo Stato nazionale delle regioni, con mezzi violenti, con i popoli orientali in contumacia e ribellione, Goldberg offri ai prefetti di portare mediatori internazionali, inclusi i caschi azzurri per concretizzare il separatismo dei 4 dipartimenti ribelli, come fece in Kosovo.”
“Seguendo questo piano Golpista, Goldberg viaggia a Sucre e si riunisce con la prefetta Savina Cuellar. Questa prefetta richiese la rinuncia del presidente”.
“il giovedì 21 di agosto si riunisce clandestinamente con Ruben Costas e 4 congressisti statunitensi. (ci sono immagini in TV).”
“il lunedi 25 agosto si riunì, ugualmente in modo clandestino con Ruben Costas. (Gigavision ha captato le immagini). Parallelamente, il Consiglio rifiutò il dialogo con il governo e il 24 di agosto convocò lo sciopero generale.”
“seguendo la linea proposta da Goldberg, i prefetti impongono un piano di distruzione a medio termine, con distruzioni di istituzioni pubbliche, fanno e persistono provocazioni (con percosse incluse) alla polizia e alle forze armate.”
“nella stessa linea golpista, a Santa Cruz e Tarija si inizia a parlare di federalismo fino ad una indipendenza”.
Terzo Atto
Fonte: El Mundo, 22 agosto. “Siccome le imprese stavano più interessate al mercato di Santa Cruz (che deve inziare il 19 di settembre) che nello sciopero e blocco, il Dipartimento di Stato convoca a Branco Marinkovic negli Stati Uniti.
“1 settembre: nel aereo Beechcran, matricola C-90A, Marinkovic viaggia verso gli Stati Uniti dove lo convincono che il piano è alla sua fine e che c’è da giocarsi tutto per tutto.
“il 9 di settembre: ore dopo il ritorno di Marinkovic a Santa Cruz, si scatena una giornata violenta, che brucia le istituzioni con nuove aggressioni alle forze armate e polizia.
Epilogo
Questo è il piano golpista che è in moto. Con l’appoggio dell’ambasciata degli Stati Uniti del Nord America.
Perché non può consolidarsi? Perché il governo di Evo Morales seguita controllando, con pazienza e mantenendo la legalità, il conflitto che resta regionale.
In base all’informazione che riceve, il presidente della Repubblica annunciò ieri che l’ambasciatore Goldberg è stato dichiarato persona non gradita ed ha chiesto al cancelliere David Choquehuanca, di agire di conseguenza.
La violenza generata da gruppi fomentati da questo piano golpista è la forma con cui i settori conservatori mostrano la loro decisione di terminare con la democrazia perché questa non gli serve più ai loro interessi. Il popolo boliviano, come ha confermato il 10 di agosto , è il depositario e difensore della democrazia, della integrità nazionale e della sua sovranità”.
Le Forze Armate, la Polizia Nazionale, ferma e rispettosa della Costituzione, sono coscienti che, più in là di qualsiasi interesse, c’è da preservare l’unità della Bolivia.”
Il materiale originale è datato il 10 di settembre del 2008 e lo firmano dal blocco di deputati del MAS: Cesar Navarro/Gustavo Torrico/Gabriel Herbas/ René Martinez.
Riflessioni: Se lasci che questo succeda in Bolivia, lascerai che succeda nel tuo proprio paese.
Tradotto da: http://luisammann.com.ar/2008/09/15/bolivia-tragicomedia-de-eeuu/