<?xml version="1.0" encoding="utf-8" standalone="yes"?><rss version="2.0" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"><channel><title>Speculazione | Stefano Cecere</title><link>https://stefanocecere.com/tag/speculazione/</link><atom:link href="https://stefanocecere.com/tag/speculazione/index.xml" rel="self" type="application/rss+xml"/><description>Speculazione</description><generator>Hugo Blox Builder (https://hugoblox.com)</generator><language>it</language><lastBuildDate>Mon, 07 Nov 2011 00:00:00 +0000</lastBuildDate><image><url>https://stefanocecere.com/media/icon_hu99fd93e9d0016cd84f525f58a0223c71_354199_512x512_fill_lanczos_center_3.png</url><title>Speculazione</title><link>https://stefanocecere.com/tag/speculazione/</link></image><item><title>Presidente Berlusconi, per il bene dell’Italia, NON SI DIMETTA.</title><link>https://stefanocecere.com/post/2011/11/presidente-berlusconi-per-il-bene-dellitalia-non-si-dimetta/</link><pubDate>Mon, 07 Nov 2011 00:00:00 +0000</pubDate><guid>https://stefanocecere.com/post/2011/11/presidente-berlusconi-per-il-bene-dellitalia-non-si-dimetta/</guid><description>&lt;p>_lo so, molti amici sospetteranno che sia impazzito, io che con Berlusconi ho in comune solo l&amp;rsquo;essere umani e nati nel nord Italia. ma non posso non condividere questo &amp;ldquo;
&lt;a href="http://paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=257" target="_blank">ultimo appello&lt;/a>
&amp;rdquo; ad uno che potrebbe davvero cambiare le carte in tavola ( dato che da noi non ce la si fa ).&lt;/p>
&lt;p>Il contenuto di questa lettera dovrebbe essere comprensibile a chiunque abbia seguito un po&amp;rsquo; la storia negli ultimi decenni, soprattutto la grande svendita ai privati dell&amp;rsquo;Italia avvenuta inizio anni &amp;lsquo;90 (protagonisti Prodi e Draghi). Penso che pochi possano accettare le motivazioni economiche presentate (in fondo &lt;strong>il Partito Democratico non è sempre stato a fare l&amp;rsquo;interesse del popolo, mentre al B. toccava la parte del cattivo?&lt;/strong> ) per capirle bene serve un po&amp;rsquo; di studio (magari partendo dalle
&lt;a href="http://stefanocecere.com/2011/10/24/vi-spiego-la-crisi-economica/" title="Vi spiego la crisi economica" target="_blank">&amp;ldquo;nonna ti spiego la crisi economica&amp;rdquo;&lt;/a>
 ). Sono temi macigni, lo so. Quasi da non volerci credere._&lt;/p>
&lt;p>&lt;em>In effetti è molto più facile pensare che sia tutta colpa di B. e della sua cricca, vero?&lt;/em>&lt;/p>
&lt;p>&lt;em>Ora non ho tempo di dilungarmi in considerazioni personali, credo che ci siano già sufficienti elementi (anche solo in questo mio miniblog) per partire con la ricerca e sviluppo! abbraccio&lt;/em>&lt;/p>
&lt;hr>
&lt;p>Presidente,&lt;/p>
&lt;p>perdoni l&amp;rsquo;approccio informale. Sono il giornalista e autore Paolo Barnard, lavoro da due anni con il gruppo di macroeconomisti del Levy Institute Bard College di New York sulla crisi dell&amp;rsquo;Eurozona. Siamo guidati dal Prof. L. Randall Wray dell’Università del Missouri Kansas City, che coordina altri 10 colleghi inglesi e australiani.&lt;/p>
&lt;p>Presidente, è incomprensibile che Lei non scelga di salvare la nazione, e il Suo governo, rendendo pubblico che:&lt;/p>
&lt;p>a) &lt;strong>l&amp;rsquo;Euro fu disegnato precisamente per affossare gli Stati del sud Europa, fra cui l’Italia.&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>b) &lt;strong>esistono responsabili italiani ed europei di questo &lt;em>&amp;ldquo;colpo di Stato finanziario di proporzioni storiche&amp;rdquo;&lt;/em>.&lt;/strong> (una definizione del tutto ragionata offerta dell&amp;rsquo;economista americano Michael Hudson)&lt;/p>
&lt;p>Presidente, dalle pagine del Financial Times, del Wall Street Journal e persino del New York Times, da mesi economisti del calibro di Martin Wolf, Joseph Stiglitz, Paul Krugman, Nouriel Roubini, Marshall Auerback, &lt;strong>Le stanno suggerendo la via d&amp;rsquo;uscita&lt;/strong>. A Parigi, l’eccellente Prof. Alain Parguez dell’Università di Besancon ne ha trattato esaustivamente. Wray e i suoi colleghi Mosler, Tcherneva e Hudson pure. Nel dettaglio, essi hanno scritto che:&lt;/p>
&lt;p>L&amp;rsquo;Italia è stata condannata a un’aggressione senza precedenti da parte dei mercati dall&amp;rsquo;operato dei governi di centrosinistra che La hanno preceduta, poiché essi hanno portato il nostro Paese nel catastrofico costrutto dell&amp;rsquo;Eurozona. Le famiglie italiane e il Suo governo non devono pagare per colpe non loro. &lt;strong>Lei deve dire alla nazione ciò che sta veramente accadendo, e chi ci ha condotti a questo dramma.&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>L&amp;rsquo;Euro fu pensato nel 1943 dal francese Francois Perroux con il dichiarato intento di &lt;em>&amp;ldquo;Togliere agli Stati la loro ragion d&amp;rsquo;essere&amp;rdquo;&lt;/em>. La moneta unica è infatti un progetto franco-germanico da quasi mezzo secolo (Attali, Delors, Issing, Weigel et al.), col fine di congelare le svalutazioni competitive d&amp;rsquo;Italia e Spagna, e col fine di deprimere i redditi del sud Europa per delocalizzare in esso manodopera industriale per l&amp;rsquo;esclusivo vantaggio del Neomercantilismo franco-tedesco.&lt;/p>
&lt;p>Specificamente, la moneta unica:&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>
&lt;p>Esclude un prestatore di ultima istanza sul modello Federal Reserve USA, proprio per portare la sfiducia dei mercati sui debiti dell&amp;rsquo;Eurozona.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>I debiti dell&amp;rsquo;Eurozona non sono più sovrani, poiché l&amp;rsquo;Euro è moneta che ogni Stato può solo usare, non emettere, e che ogni Stato deve prendere in prestito dai mercati di capitali privati che lo acquisiscono all&amp;rsquo;emissione. L&amp;rsquo;Euro è moneta di nessuno, non sovrana per alcuno.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>I due punti precedenti hanno distrutto il fondamentale più importante della macroeconomia di Stato, che è &amp;ldquo;&lt;strong>Ability to pay&lt;/strong>&amp;rdquo;, cioè la capacità di uno Stato di onorare sempre il proprio debito emettendo la propria moneta sovrana. L’attuale aggressività dei mercati contro il nostro Paese (ed altri) &lt;strong>è dovuta in larghissima parte proprio alla loro consapevolezza della nostra perdita di &amp;ldquo;Ability to pay&amp;rdquo;&lt;/strong>, la cui presenza è infatti l&amp;rsquo;unica rassicurazione che può calmare i mercati. Motivo per il quale il Giappone dello Yen sovrano, che registra il 200% di debito/PIL, non è da essi aggredito e ha inflazione vicina allo 0%. Motivo per cui l&amp;rsquo;Italia della Lira sovrana mai si trovò in condizioni simili al dramma attuale, nonostante parametri ben peggiori di quelli oggi presenti.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>L&amp;rsquo;Euro è moneta insostenibile, disegnata precisamente affinché &lt;strong>l&amp;rsquo;assenza radicale di &amp;ldquo;Ability to pay&amp;rdquo;&lt;/strong> nei governi più deboli dell’Eurozona &lt;strong>inneschi un circolo vizioso&lt;/strong> di crisi che alimenta la sfiducia dei mercati che alimenta crisi. Non se ne esce, qualsiasi correttivo non altera, né mai altererà, questo fondamentale negativo, e i mercati infatti non si placano.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Le estreme misure di austerità per la riduzione del deficit di bilancio che vengono oggi imposte al Suo governo, sono &lt;strong>distruttive per la Aggregate Demand di cui qualsiasi economia necessita per crescere&lt;/strong>. Sono cioè il farmaco &lt;strong>che causa la malattia&lt;/strong>, invece di curarla. Anche questo non accade per un caso.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Tali misure ci vengono imposte proprio perché il nostro debito pubblico non è più sovrano, a causa dell&amp;rsquo;adozione di una moneta non sovrana. Infatti, ogni spazio di manovra del Suo governo al fine di stimolare crescita e riduzione del debito attraverso scelte di spesa sovrana (fiscal policy), è stato annullato dall&amp;rsquo;adozione della moneta unica, che, ribadisco, l&amp;rsquo;Italia non può emettere come invece fanno USA o Giappone. Si tratta di una perdita di sovranità governativa senza precedenti nella storia repubblicana, e di cui le misure imposte dalla Commissione UE come il European Semester e l&amp;rsquo;Europact sono l&amp;rsquo;espressione più estreme, &lt;strong>ma di cui noi cittadini e Lei paghiamo le estreme conseguenze&lt;/strong>.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>L&amp;rsquo;Euro e i Trattati europei che l’hanno introdotto, sbandierati a salvezza nazionale dal centrosinistra, stanno, per i motivi sopraccitati, umiliando l&amp;rsquo;Italia, nazione che ha uno dei risparmi privati migliori del mondo, 9.000 miliardi in ricchezza privata, una capacità industriale invidiata dai G20, banche assai più sane della media occidentale, e parametri di deficit che sono inferiori ad altri Stati dell&amp;rsquo;Eurozona. Lei, Presidente, sarà il capro espiatorio, noi italiani ne soffriremo conseguenze devastanti per generazioni.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;p>Presidente, &lt;strong>Lei deve e può denunciare pubblicamente la realtà di questa moneta disegnata per fallire&lt;/strong>. Lei può e deve smascherare le responsabilità del centrosinistra italiano e dei governi ‘tecnici&amp;rsquo; in queste scelte sovranazionali catastrofiche.&lt;/p>
&lt;p>Presidente, il team di macroeconomisti accademici del Levy Institute Bard College di New York e dell&amp;rsquo;Università del Missouri Kansas City, sono coloro che hanno strutturato il piano Jefes che ha portato l&amp;rsquo;Argentina dal default al divenire una delle economie più in crescita del mondo di oggi. Essi sono a Sua disposizione per definire sia la strategia comunicativa che quella economica per salvare l&amp;rsquo;Italia, e il Suo governo, da un destino tragico e che non meritiamo.&lt;/p>
&lt;p>In ultimo una precisazione di ordine morale.&lt;/p>
&lt;p>Presidente, io non sono un Suo elettore, e avrei cose dure da dire sul segno che la Sua entrata in politica ha lasciato in Italia. Ma non sono un cieco fanatico vittima della cultura dell’odio irrazionale che ha posseduto gli elettori dell’opposizione in questo Paese, guidati da falsari ideologici disprezzabili, come Eugenio Scalfari, Paolo Flores d’Arcais, Paolo Savona, e i loro scherani mediatici come Michele Santoro, Marco Travaglio e codazzo al seguito. Perciò come prima cosa mi ripugna che Lei sia bollato come il responsabile di colpe che Lei non ha, e che sono tutte a carico del centrosinistra italiano. Incolpare un innocente, per quanto criticabile egli sia, è sempre inaccettabile. Ma soprattutto, Presidente, &lt;strong>se l’Italia verrà consegnata dal golpe finanziario in atto contro di noi, e da elettori sconsiderati e ignoranti, nelle mani del Partito Democratico, per noi sarà la fine&lt;/strong>. Sarà l’entrata trionfale a Roma dei carnefici del Neoliberismo più impietoso, sarà la calata della &lt;em>Shock Therapy&lt;/em> su un popolo ignaro, cioè il saccheggio del bene comune più scientificamente organizzato di ogni tempo, quello che nell’Est europeo ha già mietuto più di 40 milioni di vite in due decadi, senza contare le sofferenze sociali inenarrabili che porta con sé.&lt;/p>
&lt;p>I volti di Mario Monti, di Massimo D’Alema, di Mario Draghi, di Romano Prodi, dell’infimo Bersani, sono le maschere funebri di questa nazione, veri criminali e falsari di portata storica. Il cerimoniere complice si chiama Giorgio Napolitano.&lt;/p>
&lt;p>Mi appello a Lei Presidente perché mi rendo conto che i miei connazionali non hanno la più pallida idea di ciò che il centrosinistra italiano ha già inflitto al nostro Paese, di ciò che gli infliggerebbe se salisse al governo, &lt;strong>ma soprattutto di chi li guida dietro le quinte&lt;/strong>. Le eminenze grigie sono le elite Neoclassiche, Neomercantili e Neoliberiste, gente senza nessuna pietà.&lt;/p>
&lt;p>Resista Presidente, affinché Lei possa usare il tempo che Le rimane per smascherare il &lt;em>“colpo di Stato finanziario”&lt;/em> che sta travolgendo, fra gli altri, la nostra Italia. I mercati finanziari della &lt;em>“classe predatrice”&lt;/em>, così ben descritta nella sua abiezione dall’americano James Galbraith, la odiano a morte, ci odiano a morte. Sia, Presidente, colui che piazza la mina nei cingoli della loro macchina infernale, rivelandone l’inganno chiamato Euro e Trattato di Lisbona. Gli italiani non lo faranno. Non ne sono capaci.&lt;/p></description></item><item><title>La crisi degli asini</title><link>https://stefanocecere.com/post/2011/10/la-crisi-degli-asini/</link><pubDate>Tue, 04 Oct 2011 00:00:00 +0000</pubDate><guid>https://stefanocecere.com/post/2011/10/la-crisi-degli-asini/</guid><description>&lt;p>LA CRISI DEGLI ASINI&lt;/p>
&lt;p>Un uomo in giacca e cravatta è apparso un giorno in un villaggio. In piedi su una cassetta della frutta, gridò a chi passava che avrebbe comprato a €100 in contanti ogni asino che gli sarebbe stato offerto.&lt;/p>
&lt;p>I contadini erano effettivamente un po&amp;rsquo; sorpresi, ma il prezzo era alto e quelli che accettarono tornarono a casa con il portafoglio gonfio, felici come una pasqua.&lt;/p>
&lt;p>L&amp;rsquo;uomo venne anche il giorno dopo e questa volta offrì 150 € per asino, e di nuovo tante persone gli vendettero i propri animali.&lt;/p>
&lt;p>Il giorno seguente, offrì 300 € a quelli che non avevano ancora venduto gli ultimi asini del villaggio.&lt;/p>
&lt;p>Vedendo che non ne rimaneva nessuno, annunciò che avrebbe comprato asini a 500 € la settimana successiva e se ne andò dal villaggio.&lt;/p>
&lt;p>Il giorno dopo, affidò al suo socio la mandria che aveva appena acquistato e lo inviò nello stesso villaggio con l&amp;rsquo;ordine di vendere le bestie 400 € l&amp;rsquo;una.&lt;/p>
&lt;p>Vedendo la possibilità di realizzare un utile di 100 €, la settimana successiva tutti gli abitanti del villaggio acquistarono asini a quattro volte il prezzo al quale li avevano venduti e, per far ciò, si indebitarono con la banca.&lt;/p>
&lt;p>Come era prevedibile, i due uomini d&amp;rsquo;affari andarono in vacanza in un paradiso fiscale con i soldi guadagnati e tutti gli abitanti del villaggio rimasero con asini senza valore e debiti fino a sopra i capelli.&lt;/p>
&lt;p>Gli sfortunati provarono invano a vendere gli asini per rimborsare i prestiti.&lt;/p>
&lt;p>Il costo dell&amp;rsquo;asino era crollato.&lt;/p>
&lt;p>Gli animali furono sequestrati ed affittati ai loro precedenti proprietari dal banchiere.&lt;/p>
&lt;p>Nonostante ciò il banchiere andò a piangere dal sindaco, spiegando che se non recuperava i propri fondi, sarebbe stato rovinato e avrebbe dovuto esigere il rimborso immediato di tutti i prestiti fatti al Comune.&lt;/p>
&lt;p>Per evitare questo disastro, il sindaco, invece di dare i soldi agli abitanti del villaggio perché pagassero i propri debiti, diede i soldi al banchiere (che era, guarda caso, suo caro amico e primo assessore).&lt;/p>
&lt;p>Eppure quest&amp;rsquo;ultimo, dopo aver rimpinguato la tesoreria, non cancellò i debiti degli abitanti del villaggio ne quelli del Comune e così tutti continuarono a rimanere immersi nei debiti.&lt;/p>
&lt;p>Vedendo il proprio disavanzo sul punto di essere declassato e preso alla gola dai tassi di interesse, il Comune chiese l&amp;rsquo;aiuto dei villaggi vicini, ma questi risposero che non avrebbero potuto aiutarlo in nessun modo poiché avevano vissuto la medesima disgrazia.&lt;/p>
&lt;p>Su consiglio disinteressato del banchiere, tutti decisero di tagliare le spese: meno soldi per le scuole, per i servizi sociali, per le strade, per la sanità …&lt;/p>
&lt;p>Venne innalzata l&amp;rsquo;età di pensionamento e licenziati tanti dipendenti pubblici, abbassarono i salari e al contempo le tasse furono aumentate.&lt;/p>
&lt;p>Dicevano che era inevitabile e promisero di moralizzare questo scandaloso commercio di asini.&lt;/p>
&lt;p>Questa triste storia diventa più gustosa quando si scopre che il banchiere e i due truffatori sono fratelli e vivono insieme su un isola delle Bermuda, acquistata con il sudore della fronte.&lt;/p>
&lt;p>Noi li chiamiamo fratelli Mercato.&lt;/p>
&lt;p>Molto generosamente, hanno promesso di finanziare la campagna elettorale del sindaco uscente.&lt;/p>
&lt;p>Questa storia non è finita perché non sappiamo cosa fecero gli abitanti del villaggio.&lt;/p>
&lt;p>E voi, cosa fareste al posto loro?&lt;/p>
&lt;p>Che cosa farete?&lt;/p>
&lt;p>Se questa storia vi ricorda qualcosa, ritroviamoci tutti nelle strade delle nostre città e dei nostri villaggi Sabato 15 ottobre 2011 (Giornata internazionale degli indignati) … e fate circolare questa storiella….&lt;/p></description></item><item><title>Il Times e Berlusconi: macché Noemi</title><link>https://stefanocecere.com/post/2009/06/il-times-e-berlusconi-macche-noemi/</link><pubDate>Wed, 17 Jun 2009 00:00:00 +0000</pubDate><guid>https://stefanocecere.com/post/2009/06/il-times-e-berlusconi-macche-noemi/</guid><description>&lt;p>sono sicuro che il riprodurre questo articolo ti potrebbe sconvolgere, probabilmente perché tu mi credi un anti Berlusconi ad oltranza, additandolo come l&amp;rsquo;unico nostro problema .. ah ah h. ebbene: seppure consideri il sig. Berlusconi un pessimo politico, un imprenditore mafioso, un ottimo intrattenitore da balera e non gli farei educare mio figlio (in pratica se ne poteva ben stare a fare il palazzinaro / televisionaro con le sue letteronze e tutti felici con la tv spenta), ho sempre cercato di far notare che lui non viene dalla &amp;ldquo;scuola dei cattivi&amp;rdquo;… ovvero non viene dal &lt;strong>sistema finanziario internazionale&lt;/strong>.&lt;/p>
&lt;p>è sempre stato un po&amp;rsquo; un punto di rottura.. una contingenza uscita (o lasciata uscire) perchè.. come Bin laden ai suoi tempi, &lt;em>serviva&lt;/em> ad uno scopo. è verosimilmente arrivato patteggiando con la mafia e costretto alla politica per salvarsi dalla galera, in un momento in cui era necessario smantellare la vecchia classe politica, troppo chiusa e avversa alle speculazioni internazionali (di poteri cioè _esterni_ all&amp;rsquo;italia). molto probabilmente il destinatario di tali manovre doveva essere il centro sinistra.. ma il B. è uscito dal nulla.. e da lì il &amp;ldquo;&lt;strong>patto segreto&lt;/strong>&amp;rdquo; di non belligeranza e alternanza al potere. &lt;strong>da un lato il centro sx a privatizzare e dare tutto in mano al &amp;ldquo;libero mercato&amp;rdquo;, dall&amp;rsquo;altro B. a farsi le leggi per non andare in galera.. davvero un bella coppia!&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Paolo Barnard, giornalista che stimo molto, sintetizza abbastanza bene la situazione e condivide il mio pensiero in questo articolo che qui condivido.&lt;/p>
&lt;p>meditate bene su quanta ciccia c&amp;rsquo;è in ballo… rimane l&amp;rsquo;annosa questione del se &lt;strong>ci piace di più la padella o la brace.&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;h4 id="il-times-e-berlusconi-macché-noemi">Il Times e Berlusconi: macché Noemi&lt;/h4>
&lt;p>DI PAOLO BARNARD&lt;/p>
&lt;p>&lt;em>paolobarnard.info&lt;/em>&lt;/p>
&lt;p>Che il Times di Londra arrivi a scrivere un editoriale dove chiama il capo di governo di un Paese europeo “&lt;em>clown&lt;/em>” e “&lt;em>buffone sciovinista&lt;/em>”, e ciò solo per motivi di indignazione politica, lo lascio credere ai giornalisti, ma noi persone raziocinanti dobbiamo andare oltre. Un quotidiano della portata del Times, storico bastione del conservatorismo mondiale, voce internazionale dei Consigli di Amministrazione più potenti del pianeta, non si muove così violentemente per così poco (Noemi e festini), né è pensabile che abbiano scoperto solo oggi che Silvio Berlusconi alla guida del G8 è come un orango alla guida di un pullman. La scusante ufficiale per quell’editoriale di fuoco ai danni del Cavaliere è un insulto all&amp;rsquo;intelligenza. Rattrista, ma non stupisce, che in Italia nessuno dei paludati opinionisti pro o anti ci stia pensando.&lt;/p>
&lt;p>Il motivo è altro, non v’è dubbio, ed è assai più importante. Per farvi capire, cito la caduta dal potere del dittatore indonesiano Suharto nel 1998. Uno dei peggiori assassini di massa del XX secolo, nulla da invidiare a Hitler per numero di morti, era il cocco di mamma degli USA e della Gran Bretagna, media inclusi, che lo adoravano perché obbediva puntigliosamente a ogni diktat dell’establishment economico neoliberale d’Occidente e soddisfaceva ogni sua voracità di profitto, naturalmente a scapito dell’esistenza di milioni di disgraziati suoi connazionali.&lt;/p>
&lt;p>Nel 1997 Suharto fece l’errore delle sua vita: disobbedì al Tesoro americano (leggi Fondo Monetario Internazionale), una sola volta. L’allora Segretario di Stato di Clinton, Madeleine Albright, gli disse due parole secche. Fine di Suharto.&lt;/p>
&lt;p>Torno in Italia. Io sono convinto che lo stesso meccanismo sia in opera col nostro capo di governo. Deve aver fatto qualcosa di non gradito a chi oltrefrontiera aveva scommesso su di lui. Forse non gli sta obbedendo, da troppo tempo, e la corda si è spezzata, dunque l’attacco del Times. C’è un’ipotesi ragionata (e qui documentata) che vale la pena considerare e ve la propongo come riflessione. Naturalmente, seguendo lo schema Suharto, per l’establishment degli investitori internazionali non è altrettanto facile sbarazzarsi di Berlusconi. Un dittatore al tuo soldo lo sciacqui giù dal lavandino con relativa semplicità, basta chiudere i rubinetti che lo foraggiano. Per un leader democraticamente eletto le cose sono molto più complesse. Di mezzo c’è la sua gente (noi) che ahimè lo vota, e continua a votarlo. In quei casi la strategia è altra, e nel mondo anglosassone si chiama ‘character assassination’. Lo si dipinge sui maggiori media compiacenti come uno scandaloso incapace, si fanno cordate con alcuni media dell’opposizione interna, e si spera che in tal modo egli ne riceva un danno elettorale. Ma soprattutto gli si manda un messaggio, chissà mai che non si ravveda. Purtroppo per i manovratori, in questo caso hanno a che fare con gli italiani, e questo non l’avevano previsto. Ma continuiamo.&lt;/p>
&lt;p>Berlusconi entrò sulla scena politica come il tipico Liberista economico (Liberal Economics), colui cioè che invoca privatizzazioni a raffica, tagli fiscali ai ricchi, botte ai sindacati, flessibilità ultras per i lavoratori, riduzione del ruolo del governo, deregulation selvaggia, socializzazione delle perdite e privatizzazione dei profitti. Nelle Corporate Boards della City di Londra come a Bruxelles fu un giubilo unico. Era il 1994, Tangentopoli aveva appena eliminato quella fastidiosa classe politica così statalista, popolana, centralista, che non piaceva affatto alla classe dei neoliberisti rampanti di Londra e Washington. L’ipotesi che Tangentopoli sia stata teleguidata dall’esterno proprio per far strada alla Liberal Economics sul modello Thatcher/Reagan, non è cospirazionismo da Internet; ne discussi molto seriamente una sera con l’ex magistrato del pool Gherardo Colombo, che già ne sapeva qualcosa. Torniamo al ’94. Dopo pochi mesi fu chiaro che l’uomo di Arcore era tutto meno che un purista del mercato. Prima cosa, nella sua compagine di governo troneggiavano (ancora oggi) partiti simil-nazionalisti con legami molto radicati con le classi medio-basse, e avversi al concetto di leadership finanziaria sovranazionale incontrastata. Secondo, e ancor più cruciale, Berlusconi non dava segno di voler trasformare la ricca Italia in una trincea del capitalismo speculativo d’assalto, col minor numero di regole possibili, e paradiso degli investitori selvaggi. E mai lo ha fatto. L’Italia dei tre mandati del Cavaliere rimane ancora oggi un Paese tradizionalista nel Capitale, nelle banche, zeppo di zavorre statali, poco profittevole (questo fra parentesi ci ha salvato dal crack finanziario USA, ma agli investitori frega nulla di noi cittadini e dei nostri risparmi, nda). L’ipotesi è dunque che nella stanza dei bottoni i famelici Padroni del Vapore si siano spazientiti dopo anni di frustrazione dei loro piani per l&amp;rsquo;Italia, ergo l’attacco del Times. Vediamo i fatti.&lt;/p>
&lt;p>Siamo nel 2004, la prestigiosa e influente fondazione di destra neoliberale Stockholm Network di Londra pubblica un rapporto dove si legge “Alberto Mingardi e Carlo Stagnaro (due teorici ultra Liberisti italiani, nda) sono delusi dalla differenza fra la retorica del Libero Mercato di Silvio Berlusconi e la sua reale capacità di fornire le tangibili riforme dell’ostinata burocrazia statale italiana” (1). Parole che trovano eco su decine di pubblicazioni della destra economica europea, sigle troppo oscure per questo contesto, ma tutte improntate a un senso di delusione verso le politiche economiche di Silvio. Passano due anni e il noto Economist (che non è quel bastione di progressismo che alcuni sciocchi qui pensano, nda) scrive: “L’Italia necessita urgentemente di riforme radicali, ma la coalizione di Berlusconi, che in teoria doveva essere dedita al Liberismo economico, ha fatto quasi nulla nei suoi 5 anni al governo” (2). Da notare che siamo nel 2006, a poco dall’avvento del governo Prodi, che riceverà in quegli anni il plauso di una ridda di fanatici del Libero Mercato, come il Fondo Monetario Internazionale, e il motivo c’è: Prodi alla Commissione Europea fu uno dei falchi del Liberismo economico, e nella stanza dei bottoni sapevano bene a quel punto che per ottenere le radicali riforme del lavoro e della finanza, in Italia era sui dalemiani che bisognava puntare, visti i tentennamenti di Silvio. Dopo pochi giorni esce il tedesco Der Spiegel: “L’amministrazione Berlusconi non ha mai mantenuto le promesse di taglio alle tasse, ulteriori privatizzazioni, e riforme strutturali necessarie per aumentare la competitività e privare le burocrazie del potere”. (3)&lt;/p>
&lt;p>Dopo pochissimo dall’elezione di Prodi, l’università di Harvard negli USA indice un seminario ultra neoliberal sull’economia italiana, presente anche Gianfranco Pasquino (ops!). Nella pubblicazione degli atti si leggono le parole di Alberto Alesina, professore ‘Nathaniel Ropes’ di politica economica nel prestigioso ateneo, che dopo aver ricordato i compiti futuri del bravo Prodi, dice: “L’Italia ha problemi gravissimi, ha bisogno di una iniezione di libero mercato con riforme economiche neoliberali… fra cui ridurre le tasse, tagli all’impiego pubblico e alle pensioni, rafforzare il settore dei servizi, e rendere più facili i licenziamenti”. (4) Cioè una pessima pagella, a suo dire, dei precedenti anni di Berlusconi, che anche l’Economist continuava a definire “assai scarsi di riforme delle insostenibili pensioni e dell’inflessibile (sic) mercato del lavoro”, da parte di un leader “mai veramente interessato alle riforme” (5). Il fuoco di sbarramento contro il ‘disobbediente’ Cavaliere è a questo punto massiccio. Le bordate arrivano anche dagli USA, e proprio guarda caso allo scadere del breve mandato Prodi. Il Wall Street Journal, voce dei falchi fra i falchi della finanza di destra, scrive a pochi giorni dalle elezioni del 2008 che “Berlusconi ci ha deluso in economia durante il suo ultimo mandato”. La vicenda Alitalia sta infuriando, cioè, sta infuriando gli investitori esteri assetati di affari sul cadavere della nostra linea aerea, mentre Berlusconi osa ipotizzare una cordata italiana per il salvataggio. Scrive il WSJ: “Berlusconi la scorsa settimana se n’è uscito contro la vendita di Alitalia, e questo è un segnale di mancanza di dedizione alle riforme”…. “Air France-KLM volevano garanzie che i sindacati e i politici non bloccassero le dolorose ristrutturazioni (per i lavoratori, nda)” E dopo due righe di plauso per il compiacente Veltroni, il quotidiano dà l’affondo: “Berlusconi aveva promesso tagli alle tasse, riforme del mercato del lavoro e liberalizzazioni, ma ha fallito in tutto… Egli si è rivelato più un nemico corporativo del Libero Mercato che un Liberista economico disposto a fare ciò che è necessario” (6)&lt;/p>
&lt;p>Alitalia non va giù agli investitori internazionali, e infatti non poteva mancare la regina dei loro quotidiani, il Financial Times, che tenta nel settembre del 2008 di mandare un richiamo all’insubordinato Cavaliere, suggerendogli di “… seguire l’esempio della Thatcher, e di sfidare i sindacati a scoprire le carte, così da far scoppiare l’ascesso (sic) di 30 anni di relazioni sindacali italiane irresponsabili e dannose” (7). E ancora: “Nonostante la sua immagine da imprenditore neoliberale, Berlusconi, dicono i critici, si trova a suo agio a fare il dirigista statale, con l’Alitalia in primis. La compagnia viene consegnata a un gruppo italiano e sottratta ai compratori stranieri” (8) E che il Financial Times avesse anch’egli dichiarato una guerra permanente a Berlusconi, anche se con metodi decisamente più ortodossi di quelli del Times, lo dimostra quanto ha scritto poche settimane fa, con toni sprezzanti: “Il suo primo governo nel 1994 non ha combinato nulla. I suoi cinque anni al potere dal 2001 al 2006 sono stati noti per aver fallito di nuovo nell’introdurre in Italia le riforme Liberiste così essenziali al Paese per essere competitivo nell’eurozona” (9).&lt;/p>
&lt;p>Ricordo a questo punto, per chi si fosse perso, che questo coro martellante che pronuncia sempre le parole magiche ‘riforme’ e ‘Liberismo’, altro non chiede se non la solita ricetta precedentemente descritta: privatizzazioni a raffica, tagli fiscali ai ricchi, botte ai sindacati, flessibilità ultras per i lavoratori, riduzione del ruolo del governo, deregulation selvaggia, socializzazione delle perdite e privatizzazione dei profitti (come peraltro leggibile nelle dichiarazioni riportate). La ricetta, cioè, che di noi persone e del nostro sangue versato se ne fotte, e che pretende solo una cosa: Unlimited Corporate Profits. Ne è un esempio brillante una delle raccomandazioni del Fondo Monetario Internazionale (leggi il Tesoro USA) fatte all’Italia allo scadere del 2008, altro rimbrotto al Cavaliere. E’ profferta con un linguaggio omeopatico, ma la si può leggere fra le righe: “Gli autori apprezzano in Italia gli sforzi per diminuire la disoccupazione (nota dell’autore: si preoccupano dei nostri senza lavoro?). Gli autori incoraggiano una seconda tornata di riforme del mercato del lavoro, per rafforzare il legame fra redditi e produttività (nda: vale a dire il valore e la qualità di vita della persona misurato unicamente in termini di contributo al profitto altrui). Gli stipendi devono adeguarsi alle differenze regionali (nda: gabbie salariali, su cui il FMI insiste da tempo), il lavoro a tempo indeterminato deve essere più flessibile (nda: già praticamente non più in offerta, qui si chiede che sostanzialmente scompaia), in tandem con una rete di ammortizzatori sociali maggiorati (nda: ci risiamo, socializzare i danni e privatizzare i profitti, cioè lo Stato paga per la disperazione dei lavoratori, le aziende licenziano e si ri-quotano in borsa).” (10) Questa abiezione sociale è ciò che realmente si cela dietro alla parola ‘riformismo’ (Rutelli, Prodi e D’Alema + seguaci prendano nota).&lt;/p>
&lt;p>Ma torniamo a Silvio Berlusconi. L’ultimo avvertimento gli giunge proprio dal Times il 7 maggio 2009, e in toni inequivocabili: “Nei suoi due maggiori mandati Berlusconi ha fallito nelle riforme così disperatamente urgenti in Italia… La UE e l’OECD continuamente rivelano l’eccessiva regolamentazione del business (in Italia, nda)… I lavoratori statali rimangono protetti… e le sue sbandierate riforme del sistema pensionistico sono state minimali… le tasse rimangono alte, e la resistenza del suo governo a tagliare la spesa pubblica è enorme” (11).&lt;/p>
&lt;p>v Tre settimane dopo, il possente quotidiano britannico perderà di colpo la sua celebrata compostezza dopo 224 anni, e dalle sue pagine partirà un attacco sgangherato e volgare a Silvio Berlusconi. Vi si leggerà che è “un clown”, “un buffone sciovinista”, un playboy patetico, la cui performance con le signorine e nei confronti degli italiani curiosi della vicenda Noemi è inaccettabile, per il bene della democrazia e del mondo intero. Certo, come no.&lt;/p>
&lt;p>E così, di nuovo, l’Italia antagonista di sinistra si è fatta infinocchiare degli isterismi dei D’Avanzo, Travaglio e Santoro, Grillo e compagnia, ha di nuovo eletto a suo paladino l’ennesimo baraccone di destra neoliberale (dopo Freedom House), e insiste nell’ignorare che ciò che gli sta corrompendo la vita non è il lodo Alfano, o Emilio Fede, né il burattino Berlusconi, ma sua maestà Il Burattinaio, leggi Liberal Economics and Corporate Power. Eppure Clinton ce l’aveva detto: “It’s the economy, stupid”.&lt;/p>
&lt;p>Nota a margine per l’Egregio direttore del Times:&lt;/p>
&lt;p>“Sir, non mi risulta che negli anni cha vanno dal 1997 al 2007 il Suo giornale abbia mai usato termini così aggressivi per Mr Tony Blair, PM, mentre si rendeva corresponsabile di crimini contro l’umanità (Turchia, Timor, Ex Yugoslavia, Iraq, Palestina, Afghanistan…) e di alto tradimento della patria mandando a morire truppe britanniche su basi mendaci, oltre ad aver ridotto le classi disagiate della Gran Bretagna a livelli di povertà “pre-Vittoriana” (The Guardian), tanto che l’organizzazione Medecins du Monde ha dovuto aprire delle tende-cliniche di strada in diverse periferie urbane britanniche. Gradirei una spiegazione, Sincerely Yours, Paolo Barnard&amp;quot;&lt;/p>
&lt;p>Paolo Barnard&lt;/p>
&lt;p>Fonte:
&lt;a href="http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=116" target="_blank">http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=116&lt;/a>
&lt;/p>
&lt;p>17.06.2009&lt;/p>
&lt;p>Note:&lt;/p>
&lt;ol>
&lt;li>
&lt;p>Stockholm Network, THE STATE OF THE UNION: MARKET-ORIENTED REFORM IN THE EU IN 2004&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>The Economist 7/01/2006&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Der Spiegel 30/01/2006&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>April 20, 2006, Harvard Gazette&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>The Economist, Apr 3rd 2008&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>WSJ MARCH 25, 2008&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Financial Times, Sep 22 2008&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>FT, October 18 2008&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>FT, May 28 2009&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>INTERNATIONAL MONETARY FUND ITALY: Staff Report for the 2008 Article IV Consultation. Prepared by Staff Representatives for the 2008&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;/ol></description></item><item><title>Cementiamo la costituzione! evviva la crisi!</title><link>https://stefanocecere.com/post/2009/03/cementiamo-la-costituzione-evviva-la-crisi/</link><pubDate>Tue, 10 Mar 2009 00:00:00 +0000</pubDate><guid>https://stefanocecere.com/post/2009/03/cementiamo-la-costituzione-evviva-la-crisi/</guid><description>&lt;p>nonostante il mio essere non proprietario di alcun immobile sinceramente non ho grandi motivazioni per essere _contro_ le idee di cemento dell&amp;rsquo;attuale governo.. certo da un &lt;strong>palazzinaro furbacchione&lt;/strong> non ci si può certo aspettare che individui nella riduzione dei consumi e nella produzione di energie alternative il business del futuro (e che forse ci può aiutare ad uscire sani).&lt;/p>
&lt;p>So che sta facendo gli interessi suoi e di circa il 50% degli italiani che sbavano dall&amp;rsquo;ampliare la propria casa (magari &lt;strong>investendo qualche soldo in banca prima che crollino le banche&lt;/strong>.)&lt;/p>
&lt;p>Io spero sia solo un demagogo affarista in preda al panico da crollo economico (e giudiziario penale) e che non ci sia dell&amp;rsquo;attiva complicità con tutto quel sistema finanziario/economico che sta sfruttando questa &lt;strong>&amp;ldquo;crisi&amp;rdquo; venuta dal cielo&lt;/strong> (ma arrivano davvero così per caso e inaspettate queste sciagure? 😉 &lt;strong>per poter licenziare centinaia di migliaia di persone, mettere la croce defnitiva sui sindacati, straziare le attuali condizioni di lavoro e insomma chiedere tutti quei sacrifici in nome della salvezza comune&lt;/strong>.&lt;/p>
&lt;p>fino all&amp;rsquo;anno scorso prima di licenziare qualcuno ci volevano iter e permessi e condizioni molto particolari.. oggi c&amp;rsquo;è la crisi che giustifica tutto! presto tutti licenziati (tanto paga tutto lo stato ovvero io e te)… non ricordate un film già visto pochi anni fa.. in nome dell&amp;rsquo;anti terrorismo?&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>dall&amp;rsquo;altra parte&lt;/strong> parlano solo di assegni a chi viene licenziato.. come se fosse una meccanica ormai normale e sacrosanta e intoccabile il licenziare tutti.. &lt;strong>l&amp;rsquo;unico interesse è aiutare quelli che abbiamo bombardato per aiutarli&lt;/strong>. .altra logica abbastanza collaudata nevvero? a hah a&lt;/p>
&lt;p>vabbeh il succo l&amp;rsquo;ho detto.. chi ha orecchie lo lo ha sentito.. chi ha cervello lo aveva già capito.. quindi godiamoci un po&amp;rsquo; divertimento e crediamo a chi dice che la crisi non è così grave! è vero! qualcuno ci sta sguazzando dentro questa crisi!&lt;/p>
&lt;p>tornando al cemento:&lt;/p>
&lt;p>&lt;em>ringrazio il Sindaco di Cassinetta di Lugagnano (che guarda caso
&lt;a href="http://www.marciamondiale.org/adesioni/scheda/-/domenico-finiguerra/" target="_blank">a che iniziativa ha aderito?&lt;/a>
🙂 per la seguente costituzione:&lt;/em>&lt;/p>
&lt;p>PRINCIPI FONDAMENTALI&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Art. 1.&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Il vecchio scarpone è una Repubblica fondata sul cemento.&lt;/p>
&lt;p>La sovranità appartiene al costruttore, che la esercita come gli pare.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Art. 2.&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’impresa edilizia, sia come singola sia nelle associazioni temporanee di impresa (ATI), e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di parcheggi, svincoli e raccordi autostradali.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Art. 3.&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Tutti gli immobiliaristi hanno pari libertà di costruire e sono eguali davanti alla concessione edilizia.&lt;/p>
&lt;p>È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine paesaggistico e ambientale, che, limitando di fatto la libertà di edificare, impediscono il pieno sviluppo dell’impresa edilizia e l’effettiva partecipazione di tutti i costruttori alla devastazione ambientale, economica e sociale del Paese.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Art. 4.&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>La Repubblica riconosce a tutti gli imprenditori del mattone il diritto alla cubatura e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.&lt;/p>
&lt;p>Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra alla cementificazione materiale o spirituale della società.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Art. 9.&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura edificatoria e la ricerca scientifica e tecnica.&lt;/p>
&lt;p>Tutela il cemento dal paesaggio e dal patrimonio storico e artistico della Nazione.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Art. 12&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>La bandiera della Repubblica è il sacco di cemento 325 portland.&lt;/p>
&lt;p>&lt;em>questo post arriva da : 
&lt;a href="http://domenicofiniguerra.wordpress.com/2009/03/07/fondata-sul-cemento/" target="_blank">http://domenicofiniguerra.wordpress.com/2009/03/07/fondata-sul-cemento/&lt;/a>
&lt;/em>&lt;/p></description></item></channel></rss>